Healing Bad Design

Che cos'è e come si guarisce un cattivo design?

Quante volte, guardando un oggetto, un’immagine, una pubblicità, un post grafico, una rivista, un libro, un sito web, un’interfaccia o qualunque altro artefatto visivo che abbiamo prodotto, ci chiediamo se sia  ben progettato o mal progettato?

Pensiamo davvero che qualcosa di gradevole ai nostri occhi possa per tale motivo anche comunicare correttamente ciò che noi crediamo che comunichi?

Una risposta credibile a queste domande esiste. Parte dalla direzione opposta della domanda stessa e l’ha data oltre cinquant’anni fa uno dei più autorevoli designer dell’ultimo secolo: Dieter Rams. Colui che avrebbe influenzato per sempre la forma e l’usabilità dei prodotti tecnologici, dal giradischi degli anni Sessanta allo smartphone di oggi. Ma questa è un’altra storia che ti consiglio di approfondire al di fuori di qui.

Quello che invece, qui, di Rams ci interessa è il manifesto dei 10 principi del good design da lui stilato a suo tempo: un decalogo che ogni progettista farebbe bene a conoscere e far proprio e che, se applicato a dovere, anche oggi, con le giuste reinterpretazioni basate sull’evoluzione della tecnologia e del contesto, può influire concretamente sulla buona resa di un qualunque artefatto, che si tratti di una caffettiera, una sedia, un appartamento, un poster pubblicitario o un’interfaccia digitale.

  1. il buon design è innovativo
  2. Il buon design rende un prodotto utile
  3. Il buon design è estetico
  4. Il buon design rende un prodotto comprensibile
  5. Il buon design è discreto
  6. Il buon design è onesto
  7. Il buon design dura nel tempo
  8. Il buon design è curato fino all’ultimo dettaglio
  9. Il buon design è rispettoso dell’ambiente
  10. Il buon design richiede il meno design possibile

E allora?

Non staremo a commentarli nel dettaglio, diremo solo che per capire se stiamo sviluppando un buon progetto o un buon prodotto può essere utile partire da questa consapevolezza: quando un prodotto disattende gran parte di questi princìpi potrebbe essere frutto di un cattivo design.

Che non vuol dire necessariamente qualcosa di «brutto» da vedere. Anzi. A volte qualcosa di visivamente seducente potrebbe peccare nella sua funzionalità o, nel caso di un contenuto visivo, non comunicare correttamente ciò che si prefigge, soprattutto oggi, nell’era dell’overload delle immagini e dell’intelligenza artificiale generativa.

Alcuni esempi: 

– Quando produciamo un contenuto visivo che ci sembra funzionare, quanto siamo davvero consapevoli e sicuri che sia anche in grado di trasmettere ciò che su di noi o sul nostro prodotto/servizio vogliamo che le persone ricevano? 

– Siamo certi che la gerarchia degli elementi compositivi sia coerente con l’ordine di fruizione che abbiamo pensato di dare all’utente? 

– Quanta certezza abbiamo che l’output prodotto abbia la giusta dimensione e risoluzione per la destinazione d’uso a cui è rivolto? 

– Quel testo è leggibile in soli 3 secondi sia su una slide di un maxischermo che sullo schermo di uno smartphone che su un manifesto stradale?…

– E siamo certi che quell’immagine scelta o generata, quel colore, quello sfondo, quel pattern siano davvero in linea con il tone of voice del brand (se un brand e un tono di voce esistono!)?

Insomma, quanto siamo davvero in grado di comprendere a fondo se quel contenuto sia o meno anche comprensibile, utile, estetico, discreto, onesto, curato, rispettoso, essenziale e in linea con il brand?

La risposta non è scontata, e quando si lavora a un progetto in modo coerente, onesto e professionale, sarebbe necessario chiedersi se ci si sente pronti a saper rispondere a queste domande, magari testare quei dieci principi sul nostro «prodotto» finito e capire quale sia la strada da seguire.

Perché siamo in grado di farlo

In Menabò pensiamo di essere in grado di fare ciò che ci poniamo come obiettivo: guarire il cattivo design. E lo possiamo fare anche per la tua azienda o il tuo brand.

Intendiamoci: non consideriamo i principi di Dieter Rams come una certificazione già acquisita, ma di sicuro sappiamo che rappresentano uno strumento di verifica continua. Il prodotto di design che stai utilizzando in questo momento, questo sito, per esempio, ne rispetta diversi con convinzione, ne interpreta altri secondo la propria identità e la propria personalità, così come conserva margini di miglioramento continuo su altri.

Dunque, il punto cruciale non è tanto la certezza di rispettare a menadito dei principi enunciati cinquant’anni fa che, seppur sempre validi e coerenti, come lo stesso autore avverte, «non possono e non devono essere considerati incontrovertibili». Quanto, invece, l’importanza di acquisire un metodo e una consapevolezza profonda su tutto ciò che produciamo per la nostra comunicazione.

È quello che con Menabò ci poniamo l’obiettivo di fare e trasmettere ad altri come farlo sempre meglio: riconoscere e comprendere quando una comunicazione potrebbe non funzionare correttamente e trovare la strada per poterla migliorare.

Ma soprattutto, impegnarci ogni giorno per riuscire a trasmettere alle persone che fanno o stanno imparando a fare questo lavoro le competenze, gli strumenti e il mindset giusti per imparare a riconoscere un cattivo design e a non produrlo mai.

Come facciamo a testimoniare che siamo in grado di fare ciò che ci poniamo come obiettivo?

Semplice, lo facciamo prendendo in esame il prodotto di design che stai utilizzando in questo momento, questo sito, e proviamo a rispondere a tutti e dieci i principi di Dieter Rams.

È innovativo perché l’AI è stata utilizzata in parte del flusso della progettazione razionale della struttura senza mai decidere da sola; è anche innovativo perché utilizza la recentissima font family avant-grotesk N27 progettata dalla foundry Atypo che ha ideato una modalità di licensing distintiva con la quale abbiamo sviluppato il nostro intero sistema di identità visiva, digitale e analogico.

È utile perché se sei qui e stai leggendo questa pagina vuol dire che hai interesse ad approfondire chi siamo, e tutto quello che ti racconta il sito ti aiuta a conoscere una realtà che magari domani potrebbe tornarti utile. Appunto.

Affermeresti che questo sito non è estetico?…

Per dimostrare che questo sito non sia comprensibile dovrai sostenere motivazioni oggettive e cogenti.

È discreto perché usa un tono di voce sobrio ma professionale, non urla ma si esprime con determinazione. Dal punto di vista semiologico e filosofico del termine, è discreto perché la gran parte delle parti da cui è composta la sua struttura semantica mantiene un senso compiuto a sé stante prescindendo dall’unità e la continuità da cui sono collegate tra loro.

È onesto perché dichiara solo ciò che questa realtà può offrire oggi e non quello che molto probabilmente potrebbe  offrire anche domani, come spesso accade soprattutto nei siti di alcune aziende di formazione. Inoltre è onesto perché laddove l’AI ha generato insieme all’umano, se è giusto saperlo è dichiarato apertamente per iscritto o, per le immagini, dalle credenziali del contenuto.

Dura nel tempo innanzitutto perché parla molto chiaramente dell’identità e del tono di voce del brand. E perché anche tra 5 anni, al di la delle mode e dei trend, sarà in grado come oggi di comunicare quello che deve comunicare; inoltre, qualora e se fosse necessario aggiornarlo o implementare nuove parti, la struttura tecnica e quella di progetto è già disegnata in modo da poter essere modulabile e modificabile in tempi relativamente brevi.

Vuoi capire se il design di un sito web è curato fino all’ultimo dettaglio? In genere, guarda il menu di navigazione e il footer, da desktop e da smartphone.

Questo dipende innanzitutto dal provider di servizi di hosting e dai suoi data center, ma se vogliamo aggiungere qualcosa diciamo che, in generale, questo sito è stato progettato con la minor quantità possibile di elementi animati e interattivi superflui (che ovviamente consumano più energia nell’utilizzo di una pagina), e per gran parte del tempo è stato realizzato con l’alimentatore di corrente scollegato dalla presa e la luce naturale.

Per rispondere a questo principio in un sito web si può fare riferimento a diversi aspetti. Uno può essere quello di guardare il menu di navigazione e valutare se da lì posso comprendere tutto quello che mi serve o mi interessa dei contenuti o gli argomenti trattati nel sito…

Piccolo test di autovalutazione per il tuo brand

Se sei un’impresa che ha già la sua identità, il suo marchio, la sua comunicazione attiva nel mercato e stai leggendo questa pagina per farti un’idea di chi siamo, ti lanciamo una piccola sfida.

Prova ad analizzare il tuo sito web, il tuo ultimo post, l’ultimo oggetto di comunicazione o qualunque cosa tu o la tua azienda abbiate prodotto per voi o per il cliente per cui lavorate: se è frutto di una buona progettazione, buona parte di quei principi dovrai ritrovarli coerentemente rispondenti e avrai la sicurezza di aver prodotto, perlomeno, qualcosa di decente e comprensibile.

Se invece non hai la certezza della risposta a questa specie di test di autovalutazione, allora prova a procedere nel box di sotto e a chiedere un feedback a noi. Magari ne nasce qualcosa di buono per tutti.

Richiedi un Design feedback gratuito

Scegli uno dei tuoi prodotti o dei tuoi strumenti di comunicazione attualmente attivi e mostracelo raccontandoci qualcosa del tuo brand. Lo prenderemo in attenta analisi e ti restituiremo un feedback gratuito dettagliato su ciò che va e ciò che non va, su ciò che può restare e ciò che, eventualmente, andrebbe completamente «guarito».